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Notazioni su santità, religione, diritto in Roma antica


Autore:

Francesco Sini

Titolo [Ita]:

Notazioni su santità, religione, diritto in Roma antica

Title [Eng]:

Notes on Sanctity, Religion and Law in Ancient Rome

Data pubblicazione: 27/10/2022

Fascicolo: XXVI - anno: 2021 - pp. 365-388.

Lingua: Italiano.

Abstract [Ita]

L’esercizio della sapientia (religiosa e giuridica) per i sacerdoti romani consisteva nel de-finire a quali culti religiosi cui il Popolo doveva attenersi per conservare la pax deorum – padroni dello spazio e del tempo e componenti del sistema giuridico-religioso. La conservazione della pax deorum, fondamento teologico del rituale romano, era oggetto di ius publicum, ed aveva come strumenti anche la pietas e la fides, elementi essenziali per la legittimazione divina dell’imperium dei Romani. La concezione teologica romana vedeva una contrapposizione tra fas e nefas, e si manifestava nell’imprescindibile rapporto causale tra la Urbs Roma (la cui stessa nascita era “sacralizzata” dall’inaugurazione del pomerio) e il culto degli dèi; tra la vita del Popolo e la sua religio. Tuttavia, il forte legame tra dèi e luoghi di culto non deve far dimenticare le tensioni universalistiche della religione romana. Da un’analisi che va dalle fonti degli antichi giuristi e letterati romani (citandone alcuni: Trebazio Testa, Macrobio, Gaio, Ulpiano, Cicerone, Servio, Varrone), ai giuristi dei giorni nostri si evince che, nell’esercizio della sapientia, i pontefici romani segnavano vaghe linee di demarcazione tra sacrum e profanum, tra sanctum e religiosum: i loro decreti, avulsi da argomentazioni di sorta, rendono ancora oggi arduo il compito di dare una precisa definizione a queste parole.


Parole chiave: religione politeista romana; pax deorum; sacrum; sanctum; res sanctae.

Abstract [Eng]

The exercise of (religious and legal) sapientia for Roman priests consisted in defining which cults the people had to adhere to in order to preserve the pax deorum. The preservation of the pax deorum, the theological foundation of the Roman ritual, was the object of ius publicum. It has as instruments both pietas and fides, essential elements for the divine legitimisation of the imperium. Roman theological elaboration promoted a division between fas and nefas and was expressed in the relationship between Urbs Roma (whose foundation was sacralized by the inauguration of the pomerium) and the worship of the gods; therefore, between the life of the People and its religio. However, the link between gods and places of worship should not induce in overlooking the universalist tensions of Roman religion. From an analysis of the sources of ancient Roman jurists and men of letters (including Trebatius Testa, Macrobius, Gaius, Ulpianus, Cicero, Servius, Varro), to the jurists of our time, it becomes clear that, in the exercise of sapientia, the Roman pontifices put vague demarcation lines between sacrum and profanum, between sanctum and religiosum: their decrees, free of any expressed rationale, make the task of giving a precise definition still difficult.


Keywords: Roman polytheistic religion; pax deorum; sacrum; sanctum.


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